Passo dopo passo, arriva Natale. Forse non tutti abbiamo molta voglia di far festa; ma forse tutti sentiamo il bisogno di tirare un bel respiro, e di guardarci attorno percapire se ci sia qualche speranza per noi. Da sempre ci è stato detto che il Bambino di Betlemme è nato perquesto, e ha donato la speranza conl’offerta di sé sulla croce. Così la festa del Natale era fare il presepio: il paesaggio era pura fantasia, ma c’era sempre la “capanna” con quel Bambino, tra il bue e l’asinello. Oggi si parla molto delle “radici cristiane” del nostro popolo, e in questo c’è molto di vero, perché la fede cristiana ha plasmato il nostro modo di pensare e di vivere; che ce ne ricordiamo o no. Il problema sembra però essere un altro: dove possiamo ritrovare queste radici cristiane, perché siano una forza reale e non un’idea astratta, da citare quando serve? Infatti il presepe è stato sostituito dall’albero, e perfino il Crocifisso è stato messo sotto sfratto… Allora cosa ci resta? Basterà riempirci gli occhi delle luminarie e delle vetrine ricolme (che pochi riescono ad avvicinare…), magari ripensando con nostalgia al calore e alla semplicità dei “bei” (?) tempi passati? Bisognerà invece ricordarci che il presepio (e molto di più il Crocifisso) sono i segni con i quali cerchiamo di esprimere in immagini, una realtà troppo grande per noi, troppo fuori dalle nostre parole e dai nostri schemi mentali: la realtà dell’amore di Dio offerto a tutti attraverso il Figlio fatto uomo a Betlemme, morto sulla croce e risuscitato per essere germe di una solidarietà senza discriminazioni. Allora comprendiamo pure che le immagini (al di là dei ricordi e delle emozioni) restano mute e prive di senso se la realtà profonda che esse rappresentano, non scalda il cuore e non dà senso alla vita; e che le radici cristiane sono affermate e difese quando (al di là delle scelte personali di fede) il loro significato si fa visibile in un’esistenza più responsabile e più sobria, capace di condividere i beni con chi non ha nulla, e dicontribuire alla crescita di una convivenza civile più giusta e più accogliente verso tutti. In questo orizzonte sento di poter dire con verità l’augurio: BUON NATALE, CITTA’! l’Arciprete Abate Mons. Renato Tomasi |