Marta Sammartini 1900/1954 PDF Stampa E-mail
Le sue prime opere modellate nella creta sono piccoli animali, scene di genere che si possono ammirare nelle versioni fuse in bronzo dall’artista nella sala dell’esposizione dedicata agli anni della formazione, creazioni avvicinate ad alcuni disegni giovanili e alle opere del maestro, come il Bozzetto per il monumento a Pier Fortunato Calvi per la piazza di Pieve di Cadore, una scultura mai realizzata perché preferita l’opera di Antonio Maraini.

L’esito più alto della produzione di Marta Sammartini viene presentato nella sala dedicata alla Grande Guerra, evento vissuto in prima persona e sofferto soprattutto con l’esperienza dell’esodo dopo la rotta di Caporetto (1917): toccanti rappresentazioni di scene di battaglia e di trincea che l’artista studia a partire dal 1915 anticipano, in particolare, nella tipologia iconografica, alcuni lavori monumentali del primo dopoguerra. Gessi e bronzetti, affiancati da interessanti studi preparatori, illustrano il percorso ideativo e si confrontano in particolare con il tema del tricolore; il gesso Gruppo di artiglieri con cane del 1919/20 permette di comprendere un’altra fase della creazione dell’opera prima della fusione in bronzo. Al centro il gesso de La madre profuga del 1918, opera che fa conoscere la scultrice al più vasto pubblico.

Le più importanti e significative sculture dell’artista, alcune ancora riferibili al tema bellico, continuano nella sezione della mostra dedicata al periodo delle grandi esposizioni, che inizia quando Marta Sammartini, diciassettenne, sfollata, giunge con la sua famiglia a Bologna, e prosegue fino agli anni Quaranta: il gesso L’alpino del 1916, il bronzetto L’addio della madre al soldato del 1917/18, il gesso Gerolamo Savonarola del 1920, opere a suo tempo apprezzatissime dalla critica e dal pubblico.

La Medusa pontinia, presentata alla mostra per i quarant’anni della Biennale di Venezia come originale allegoria della bonifica delle paludi pontine, e il Ritratto di Lena Battistella, esposto alla Biennale del 1938, sono significativi esempi dell’evoluzione dell’opera della scultrice verso opere di maggior formato e dedicate allo studio della figura femminile.

Conclude l’esposizione una sala dedicata al tema sacro, affrontato e vissuto dall’artista nell’ultimo periodo della vita, dopo la sua consacrazione a terziaria francescana.

Disegni preparatori per le sculture, ma anche per le grandi imprese decorative ad affresco, per le illustrazioni di riviste e libri, come quelli per i romanzi dell’amica Emilia Salvioni, per ceramiche e per formelle dipinte sono il prezioso materiale d’archivio inedito che esposto in mostra completa la figura di questa interessante esponente della scultura del Novecento, ma ancora profondamente legata alla cultura artistica veneta del naturalismo ottocentesco.

MARTA SAMMARTINI 1900 - 1954

Bassano del Grappa - Palazzo Agostinelli

19 settembre - 1 novembre 2009

INGRESSO LIBERO

da martedì a venerdì 15:00 - 19:00

al mattino solo per gruppi e scolaresche

sabato e domenica 10:00 - 13:00 e 15:00 - 19:00

accesso ai disabili previa prenotazione telefonica

 

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