Chiesette di campagna ch'erbose hanno le soglie PDF Stampa E-mail

SAN-BARTOLOMEOSAN BARTOLOMEO
La più lucrosa attività commerciale della nostra terra era riposta, un tempo, nelle risorse che si potevano trarre dal legname. Fra il Tirolo, i monti  fiancheggianti la Valsugana e la laguna veneta, si svolgeva un importante mercato che arricchì coloro che diventarono i grandi proprietari terrieri e che, successivamente, formarono la borghesia del nostro territorio. Gli alberi, infatti, fornivano il legname per la costruzione delle navi necessarie alla Serenissima ma, ancor prima, contribuirono alla creazione della stessa città di Venezia considerato che essa, come è noto, è appoggiata su milioni di fusti d’albero.  
Una via sulla quale trasportare tanta mercanzia  era costituita  dai corsi d’acqua che dal nord affluiscono verso la laguna. Il nostro fiume Brenta che, come è noto, dopo un cammino di circa 160 chilometri si butta in Laguna, era particolarmente indicato per questo traffico, considerata la sua portata e la sua velocità. I sistemi di trasporto del legname sul fiume erano effettuati con zattere o barconi caricati anche di mercanzie. Naturalmente le zattere, scaricate di quanto trasportavano, venivano vendute come legname da costruzione, mentre i barconi dovevano essere riportati nel luogo di partenza per ripetere il carico. Per far questo erano utilizzate delle bestie da tiro che trainavano, contro corrente, e che naturalmente, dovevano camminare su di un terreno solido per cui erano stati tracciati due sentieri nelle rive del fiume. Ora si stanno ripristinando questi tratturi così da poter essere utilizzati per salutari passeggiate in mezzo al verde.
Proprio in uno di questi sentieri sorge la chiesetta di S. Bortolo o Bartolomeo, eretta sicuramente in quel luogo perché lì c’era un guado attraverso il quale si raggiungeva la riva destra del fiume. Essa, al confine settentrionale del territorio bassanese verso Solagna, nel 1491 è dipendente della chiesa di S. Pietro di Mussolente, successivamente a quella di  Pove. Nel 1874 il vescovo di Padova la assegna al Vicariato di Campese, ma è sempre stata registrata con la storia di Bassano. Si rintracciano notizie della sua esistenza nel vescovado di Belluno (pare del 924) e nel 1161. In merito alle opere d’arte in essa contenute, nella  pubblicazione “La pittura a Bassano prima dei Bassano”  si legge che…”la chiesuola di S. Bartolomeo…aveva tracce di affresco della seconda metà del Duecento.”  Dai primi anni del Cinquecento venne affidata a religiosi che erano ben disposti ad occuparsi anche della sua stabilità, provvedendo ai necessari restauri strutturali, anche perché potevano fare affidamento sulla rendita di 6 campi oltre, naturalmente, a quanto poteva fruttare il tratto di riva di fronte al fiume.
È noto, infatti, che il proprietario di un piccolo tratto di terreno fronteggiante un fiume, può sfruttarlo fintanto che una piena non riduca lo spazio da coltivare o nel quale raccogliere i frutti.
Accanto alla chiesetta di S. Bartolomeo, sorgeva un follo da panni appartenuto anche all’antica famiglia bassanese dei Maggi. Dalle notizie tratte dalla cronaca del 1929, si apprende che la famiglia Rubbi incorporò la chiesetta di S. Bartolomeo, e relativi campi di pertinenza, nella sua proprietà; ne fece rifare l’altarino, il tetto ed il vestibolo e ne conservò la piccola gradinata in cotto. Alcuni anni dopo (1937) terminati i lavori di restauro, la chiesetta di S. Bartolomeo-Rubbi fu inaugurata da mons. Carlo Agostini presule di Padova. La “brentana” del 1966 causò gravi danni alla cappella e agli affreschi in essa contenuti che, staccati, sono stati ricomposti nelle sale del nostro museo.
Ora è utilizzata come meta di salutari passeggiate in riva al Brenta e, considerato il luogo poetico in mezzo al verde, qualche coppia di fidanzati la sceglie per celebrarvi il  matrimonio.

Ruggero Remonato
 

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