BASSANESI D.O.C. SI RACCONTANO Alessio Tasca PDF Stampa E-mail
Alessio-TascaUn uomo dagli occhi vivaci, dalla bella testa di capelli candidi, ottant’anni portati alla grande: così Alessio Tasca, premio Cultura Città di Bassano 2002.
Ascoltandolo è ritrovare un mondo di idee, di lavoro, di giorni e giorni fattivi in cose diverse, ma tutte egualmente interessanti.
“ E’ per me giunto il momento della storia dei ricordi – esordisce – del riordinare pensieri e quanto fatto riguardo al lavoro. Sono il decimo degli undici figli di Edoardo Tasca, un uomo eclettico ed intelligente, ceramista e decoratore di ville, violinista ed insegnante di musica. Certamente molto del mio mondo mi è venuto da lui, anche se avevo solo dieci anni quando morì. Penso che la sua genialità sia giunta, attraverso di me, anche a mio figlio Saverio, compositore ed insegnante al Conservatorio di Verona”.
Bello e gratificante il suo ritrovare e ritrovarsi! Bilancio dunque positivo per Alessio Tasca.-
“ Sì, ma anche la constatazione che il tempo è volato senza che io abbia portato a termine la mia ricerca. Tutto è iniziato per me 40 anni fa, quando ho costruito una trafila con determinati accorgimenti, per lavorarvi in verticale con l’argilla. Con essa sono riuscito a produrre cilindri di argilla che io apro, taglio o ricompongo.
Il continuo sperimentare mi ha permesso da allora molte cose.
Alla base, però, resta un’idea che non sento conclusa e che spero possa portare a termine mio figlio Vettore, come me ceramista. Nel mio cammino c’è stata molta ceramica, ma non sempre sono riuscito a realizzare quanto avevo in mente”.
-Mi può spiegare il percorso di una sua opera?-
“ In ognuna di esse ci sono il peso, la misura e le trame date dalla trafilazione originaria, che sempre mi attraggono per la loro bellezza. Dal ’67 in poi ho lavorato anche su piccole strutture geometriche nate dalA.Tascala trafila, in un rapporto tra arte ed artigianato, alle quali ho dato forme diverse in prodotti mai fatti da altri. Uso un impasto d’argilla che compero all’estero, il gres, molto robusto e di ottima resa nel lavoro. Nel 1974 sono riuscito sempre con una macchina da me perfezionata, a dare vita alla sfera ed a trarne risultati molto soddisfacenti. Via via, da piccoli modelli ho attuato sculture da esterno, che solo all’aperto sento vivere, come bisognose di spazi e di luce. Già molti anni fa sono giunto in località italiane e fino a Londra, portando la mia trafila, per mostrare quanto realizzavo in importanti mostre. Molti anni della mia vita li ho dedicati a Rivarotta, nel ripristino dell’antica fornace, per me oggetto di studi e definita dagli altri quasi vera operazione archeologica, per quanto tornato alla luce. Ho riattato, riedificato l’intero caseggiato come sterratore, muratore, fabbro e falegname”.
-Alessio Tasca è stato anche un ottimo insegnante della scuola d’Arte di Nove. Che cosa le ha dato l’insegnamento sperimentando con i suoi alunni?-.
“ Molto, perché tutto mi ha stimolato nella ricerca, obbligandomi anche a cambiare metodi di lavoro. Molto devo anche a quelli che per me sono stati veri maestri quali Andrea Parini, Romano Carotti ed il veneziano Mario Mascarin, un antifascista fuoriuscito, che conobbi a Basilea”.
- Il successo che ha conseguito negli anni, l’ha soddisfatto?”-
“Non ho mai compreso appieno il mio successo, vissuto in tappe alterne. Per le mie sculture faccio spesso fatica ad essere felice, ma guardando all’indietro mi sorprendo a pensare quante cose ho fatto. Non mi sento però scultore, ma solo un ricercatore nell’ambito della ceramica. Una parte del mio lavoro l’ho spesa poi nell’organizzare e realizzare mostre diverse, quali quella dedicata ad Andrea Parini ventiquattro anni fa, per l’inaugurazione del nuovo Istituto d’Arte di Nove, o quella dedicata a Romano Carotti. Ho spesso viaggiato con la mia compagna Lee Babel, anche lei abilissima ceramista, conosciuta in un simposio del 1978, per visitare mostre o partecipare ad incontri dai quali abbiamo sempre riportato o dato molto”.
TascaQuali oggi le speranze di un uomo ancora curioso della vita, amante della lettura e del bello?
Molte e spero attuabili verso una tranquilla serenità nel ripercorrere e riordinare quanto ho fatto. Vorrei scrivere su tutto, ma faccio fatica per le mie mani un po’ deformate da tanto lavoro. Leggo volentieri o rileggo libri già letti con diversa maturità. Di essi amo la bellezza di vecchie edizioni nelle copertine , nei caratteri chiari e leggibili. Il libro resta per me qualcosa di bello anche al tatto. Il lavoro mi è ancora amico, ho fatto recentemente una mostra a Montelupo, paese a 25 chilometri da Firenze. Ho esposto le opere in un grande uliveto, nel quale sono emerse per scavi, resti di antiche mura.
Solo pochi giorni fa ho posizionato una mia scultura a base quadrata, nel cortile di un palazzo quattrocentesco, sede municipale di Atri in Abruzzo. Ricercando ordine mi sorprendo spesso della mole di documentazione del mio lavoro, per parte di grandi fotografi amici.
Per onorare la memoria di nostro padre Edoardo, in accordo con i miei fratelli, sto preparando una donazione al museo di Nove, di ceramiche della metà dell’800 con le immagini di profeti, evangelisti ed i segni dello zodiaco, già appartenute alla nostra famiglia.
Nel quotidiano godo della presenza di Lee, di quella dei miei tre figli Marina, Vettore e Saverio, delle mie nipoti Giulia e Livia”.
Ogni giorno un giorno, una nuova fatica, un ricordo, un rimpianto, una commozione, una gioia. Tutto è certo ancora vita vera per Alessio Tasca.
Elide Imperatori Bellotti
 

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